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I passi verso l’età adulta: percorrere la strada verso l’indipendenza

Crescere viene spesso descritto come un viaggio verso la libertà. Lasciare la casa dei genitori, guadagnarsi da vivere, pagare l’affitto, gestire le bollette. Questi sono considerati traguardi dell’età adulta, segni di indipendenza. Per i giovani, la transizione è allo stesso tempo eccitante e scoraggiante: un passo verso l’autosufficienza, ma anche verso la responsabilità.

Eppure, dietro questa narrazione si nasconde una realtà più frammentata. L’indipendenza non è un unico salto, ma una serie di passi graduali, alcuni pratici, altri psicologici, tutti profondamente influenzati dal contesto. Dal punto di vista finanziario, sociale ed emotivo, il percorso è irregolare e, per molti, precario.

Cominciamo dal primo passo: il reddito.

Per la maggior parte dei giovani, l’indipendenza inizia con un lavoro retribuito. I lavori part-time durante gli studi o le posizioni di livello base dopo la laurea rappresentano non solo un guadagno economico, ma anche un primo assaggio di autonomia. Ma il reddito da solo non equivale all’indipendenza. Se i salari sono instabili o insufficienti, la dipendenza dal sostegno familiare continua, prolungando il periodo di “transizione” fino alla fine dei vent’anni o oltre. Per chi proviene da famiglie a basso reddito o migranti, la rete di sicurezza può essere più sottile o inesistente, rendendo più difficile riprendersi da ogni passo falso finanziario.

Il secondo passo è il management. Sapere come gestire il budget, risparmiare e pianificare trasforma il denaro da qualcosa che sfugge a qualcosa che costruisce capacità. Tuttavia, ciò richiede competenze che raramente vengono insegnate nell’istruzione formale. Molti giovani scoprono la gestione finanziaria solo attraverso tentativi ed errori, ad esempio uno scoperto bancario, un mancato pagamento dell’affitto o un debito non pianificato. Per alcuni, questi errori diventano lezioni, mentre per altri diventano trappole.

Il terzo passo è il processo decisionale. Indipendenza significa fare delle scelte non solo in materia di denaro, ma anche di identità: dove vivere, come condividere le spese, quali rischi correre, quando dire di no. Qui, l’alfabetizzazione finanziaria incontra la pressione sociale. La decisione di affittare un piccolo appartamento invece di condividerlo con gli amici non è solo finanziaria. È culturale, emotiva e ambiziosa. Ogni scelta riflette più che semplici numeri; riflette valori e priorità.

Il passo finale è la resilienza. La vera indipendenza non è l’assenza di sostegno, ma la capacità di superare le difficoltà senza crollare. Cose come una spesa improvvisa, la perdita del lavoro o una bolletta inaspettata sono inevitabili. La differenza sta nel fatto che i giovani abbiano o meno gli strumenti, le reti e la fiducia necessari per reagire. La resilienza non si costruisce dall’oggi al domani. Si coltiva attraverso l’esperienza, la riflessione e, spesso, la guida.

La sfida, quindi, è chiara: l’indipendenza deve essere ridefinita non come una soglia unica, ma come un processo. L’educazione finanziaria non può limitarsi a insegnare come calcolare le spese, ma deve confrontarsi con le realtà vissute della transizione. Deve preparare i giovani non solo a “stare in piedi da soli”, ma a percorrere il cammino passo dopo passo, consapevoli delle pressioni, attenti ai rischi e fiduciosi nella loro capacità di adattamento.

L’indipendenza non è un dato di fatto. Si pratica. E quando viene praticata con consapevolezza, diventa non solo uno stato finanziario, ma una base per una vera autonomia.